Nel ricordo grato di Padre Pasquale, testimone di fede e servizio

Quanto è difficile, molte volte, fermarsi a pensare a coloro che ci hanno lasciato. A chi ci ha preceduto su questa terra, condividendo con noi un tratto di cammino, lasciando segni che il tempo non riesce a cancellare.

Da quando “sono entrato in sacrestia”, ormai ventitré anni fa, ho visto passare tanti volti di sacerdoti: presenze che hanno accompagnato la mia crescita spirituale, relazioni diventate nel tempo fraterne, ricordi che restano custoditi nel cuore.

Penso a don Pietro, parroco dei “miei” sacramenti; a don Franco e alle sue battute sempre pronte; a don Orazio, che tornava con gioia da Milano nella sua Bulgarograsso per ogni celebrazione importante; a don Ambrogio, la cui scomparsa ha lasciato un vuoto profondo nella nostra comunità.

Tra loro, strappato troppo presto alla vita terrena, c’è anche Padre Pasquale Anziliero, ultimo presbitero originario di Bulgarograsso.

Ricordo nitidamente quella mattina: al termine della Messa delle ore 8.00 una signora, con il volto sconvolto, mi si avvicinò portandomi la notizia più difficile appresa al termine della S. Messa celebrata dal parroco a Guanzate. Poco dopo arrivò la telefonata di don Mauro, che mi chiese di suonare l’agonia, a conferma di quanto avevamo appena appreso.


Padre Pasquale aveva cercato la sua vocazione nel Seminario ambrosiano di via Venezia a Milano. Un trauma sportivo, però, lo avvicinò presto al mondo della sofferenza, lì dove sentì con chiarezza la chiamata del Signore. Entrò così in contatto con la comunità vocazionale di Castellanza, iniziando il postulandato nel settembre 1987. Dall’8 settembre 1988 fu novizio a Capriate San Gervasio, dove emise la prima professione religiosa il 9 settembre 1989.

Seguì il periodo di professione temporanea a Verona, con gli studi teologici presso lo Studentato di San Zeno. Dopo l’esperienza nella Comunità “Piccolo Gregge” di Castellanza, legata alla pastorale giovanile e all’accoglienza dei malati di AIDS, conseguì il baccalaureato in teologia e iniziò il servizio di cappellania ospedaliera, ambito che sarebbe diventato il cuore del suo ministero.

Il 28 settembre 1996 venne ordinato presbitero al Santuario San Camillo di Milano. Da allora svolse con dedizione il suo apostolato in diversi ospedali e case di cura, assumendo anche incarichi di responsabilità come economo e sovrintendente. Sempre pronto a formarsi, univa competenze amministrative e profonda sensibilità pastorale, con particolare attenzione all’ascolto dei malati e degli operatori sanitari.

Il 15 febbraio 2016, alle ore 23.50, mentre benediceva una salma nel reparto di Nefrologia dell’ospedale di Borgo Trento a Verona, Padre Pasquale si spense improvvisamente, colpito da un infarto massivo. Morì così, in servizio, tra i malati, come diceva San Camillo: «il Buon Ministro degli infermi muore in ospedale».


In vent’anni di vita religiosa e sacerdotale, Padre Pasquale ha lasciato una traccia profonda: uomo buono, generoso, affabile, capace di amicizie sincere, con un cuore semplice e gioioso. Preferiva ascoltare piuttosto che parlare di sé, sostenere più che essere sostenuto. Un evangelizzatore attento ai segni dei tempi, che utilizzava anche i mezzi informatici per raggiungere più persone possibile, vivendo con serietà e passione l’etica del lavoro.


A pochi mesi dalla sua morte, don Mauro Colombo volle intitolargli la sala riunioni dell’oratorio: da ottobre 2016 porta il nome di Sala Padre Pasquale Anziliero.


Oggi, a dieci anni dalla sua nascita al cielo, facciamo memoria di Padre Pasquale perché il bene seminato tra noi non vada perduto e continui a generare frutto.


Nicholas Graci