Il cuore della presenza eucaristica tra fede, storia, simboli e tradizione ambrosiana.
Che cos’ è il tabernacolo? E che significato riveste?
Il termine tabernacolo deriva dal latino (tabernaculum,"tenda") che indica principalmente una struttura solenne, spesso a forma di tempietto o nicchia o edicola sacra, posizionato sopra la mensa dell'altare o in un luogo nobile della chiesa cattolica per custodire la pisside contenente le ostie consacrate e il SS.mo Sacramento.
Il suo significato è dunque dimora, biblicamente, rappresentava la "tenda dell'incontro" di Dio tra gli uomini, questo giustifica la sua centralità nei secoli, è il riferimento di coloro i quali si recano a pregare e adorare il corpo di Cristo anche al di fuori delle celebrazioni.
Il tabernacolo è situato in una posizione centrale e ben visibile, solitamente sull'altare maggiore, alle spalle della mensa eucaristica, rendendolo il punto focale della chiesa.
Deve essere solido, inamovibile, chiuso a chiave e non trasparente.
La presenza del Santissimo Sacramento è segnalata dalla lampada eucaristica, un cero solitamente di colore rosso che deve ardere ininterrottamente, il tabernacolo è spesso arricchito dal conopeo, un drappo o tendina, solitamente di seta, utilizzato per coprire il tabernacolo, simbolo di rispetto e adorazione, il colore indica il tempo liturgico in cui ci troviamo.
Nelle chiese di rito ambrosiano specialmente quelle storiche influenzate dalla riforma di San Carlo Borromeo, la funzione del tabernacolo è sostanzialmente la stessa del rito romano, è spesso inserito in strutture monumentali sull'altare maggiore per valorizzare l’importanza della presenza reale di Cristo, evitando che sia posto in luoghi laterali o marginali.
I tabernacoli antichi, spesso di pregio, riflettono l'originaria tradizione milanese, talvolta riprodotti con modelli in ottone massiccio o altri materiali preziosi, l'interno tipicamente rivestito di tessuti pregiati (seta o velluto rosso) o nel caso di lavori argentati, presentano cesellature raffinate.
Particolare importanza ha la porticina che indica il passaggio sacro tra l'umano e il divino, proteggendo il corpo di Cristo e invitando all'adorazione.
Spesso è riccamente decorata con bassorilievi o incisioni che raffigurano simboli eucaristici, come l'agnello, il calice, il pane, il Sacro Cuore e in alcuni casi la Madonna Addolorata, in cui la figura della Vergine Maria esprime il dolore per la Passione di Cristo, viene spesso ritratta con le mani giunte, lo sguardo rivolto al cielo che tiene sulle ginocchia il corpo senza vita di Gesù Cristo dopo la sua deposizione dalla Croce.
Una delle differenze più evidenti riguarda il simbolismo cromatico, mentre nel rito romano il colore liturgico associato all'Eucaristia e al tabernacolo è il bianco o l'oro, nel rito ambrosiano il colore proprio del Santissimo Sacramento è il rosso.
Durante l'esposizione dell'Eucaristia si usa tipicamente l'ostensorio architettonico (a forma di tempietto o teca tubolare con vetri sui lati), mentre il rito romano predilige quello "raggiato".
Una curiosità: al termine della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, l'Eucaristia viene spostata in un tabernacolo provvisorio (popolarmente detto "sepolcro" o “scurolo” dal milanese scuroeu) fino alla solenne Veglia Pasquale.
In sintesi, il tabernacolo non è solo un arredo, ma il fulcro della devozione eucaristica cattolica, garantendo la continuità della presenza di Gesù al di fuori delle cerimonie liturgiche.