Una comunità riunita al Santuario di Guanzate per celebrare il Signore che ascende al cielo e affida ai suoi discepoli la missione della testimonianza

Nella serata di giovedì 14 maggio, alle ore 20:30, la comunità pastorale si è riunita presso il Santuario di Guanzate per celebrare la Solennità dell’Ascensione del Signore. La Santa Messa è stata presieduta da don Alessio, concelebrata da don Simone, alla presenza del Diacono Giambattista.


La liturgia ha accompagnato i fedeli dentro il mistero dell’Ascensione: non un distacco o un’assenza, ma il compimento della presenza del Signore risorto che continua a guidare il suo popolo e a sostenerlo con il dono dello Spirito Santo.


Le letture proclamate hanno mostrato i discepoli ancora segnati da domande e timori. Negli Atti degli Apostoli emerge la loro preoccupazione davanti alla partenza di Gesù: “E adesso cosa succederà?”. È una domanda che attraversa anche la vita dei credenti di oggi, spesso chiamati a vivere tempi complessi, cambiamenti e fatiche nel cammino personale e comunitario. Eppure il Signore non lascia i suoi discepoli soli: promette loro la forza dello Spirito e li invia a essere testimoni “fino ai confini della terra”.


Nell’omelia, don Alessio ha richiamato il profondo significato di questa missione affidata alla Chiesa. Riprendendo le parole di san Paolo agli Efesini, ha sottolineato come ciascuno riceva dal Signore un dono, una grazia particolare. Questi doni, però, non sono destinati al vantaggio personale, ma hanno uno scopo più grande: edificare il Corpo di Cristo e permettere a tutti di partecipare all’unica fede.


La comunità riunita in preghiera ha così voluto anzitutto ringraziare il Signore per i doni ricevuti, riconoscendo il bene che passa attraverso le persone che camminano accanto a noi. Ogni vocazione, ogni servizio, ogni gesto di fede diventa parte di quell’opera con cui Dio continua a costruire la sua Chiesa.


Don Alessio ha poi invitato i fedeli a riflettere sulla fatica dell’unità. Camminare insieme non è semplice: spesso si è tentati di procedere da soli, secondo i propri tempi e le proprie sensibilità. Ma una comunità che dimentica la comunione rischia di mettere “sotto stress” quel Corpo unico che è la Chiesa. Per questo la preghiera dell’Ascensione diventa anche invocazione di pazienza, di ascolto reciproco e di capacità di riconoscere i doni presenti negli altri.


Il Vangelo di Luca ha mostrato i discepoli che, dopo aver ricevuto la benedizione del Signore, tornano a Gerusalemme “con grande gioia”. È una gioia che nasce dalla certezza che Cristo non abbandona il suo popolo, ma continua a renderlo vivo attraverso la presenza dello Spirito e la comunione fraterna.


La celebrazione al Santuario di Guanzate ha così rappresentato un momento intenso di fede e partecipazione, nel quale la comunità pastorale ha rinnovato il desiderio di camminare insieme, riconoscendosi parte dell’unico Corpo di Cristo e rispondendo con fiducia alla chiamata del Signore.