Il messaggio dell’Arcivescovo Mario Delpini per la Giornata diocesana per il Seminario invita a imparare da Gesù un nuovo modo di guardare Dio, noi stessi e gli altri.

Imparare a vedere con lo sguardo di Gesù

La Giornata diocesana per il Seminario è un’occasione per tutta la comunità cristiana per pregare per i seminaristi, per coloro che stanno discernendo la propria vocazione e per chiedere al Signore il dono di nuove vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata.


Nel suo messaggio per questa Giornata, dal titolo «Ora i miei occhi ti vedono», l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, propone un percorso attraverso tre esercizi dello sguardo. Un cammino che parte dall’esperienza di chi vive nelle tenebre e conduce alla luce di Cristo, imparando progressivamente a guardare Dio, noi stessi e gli altri con occhi nuovi.


Il primo esercizio: tenere fisso lo sguardo su Gesù

Il messaggio prende le mosse dalla vicenda di Giobbe, uomo provato dalla sofferenza e attraversato da domande alle quali non riesce a trovare risposta. Per molto tempo vive nella desolazione, nell’irritazione e nella rabbia.


Eppure, nella sua storia arriva un momento nuovo: Giobbe incontra il Signore e la sua prospettiva cambia. «Ora i miei occhi ti vedono», riconosce. È un'espressione che, per l'Arcivescovo, può diventare anche l'inizio di ogni vocazione.


Gesù è infatti la luce che entra nelle nostre tenebre e indica una strada. Per questo il primo esercizio dello sguardo consiste nel «tenere fisso lo sguardo su Gesù» (Eb 12,1s): guardare a Lui, lasciarsi incontrare da Lui e imparare da Lui a vivere.


Il secondo esercizio: guardare noi stessi con gli occhi di Gesù

C'è poi uno sguardo rivolto verso noi stessi. Non sempre è facile guardarci con benevolenza. Ci sono momenti nei quali emergono soprattutto i nostri limiti, gli errori del passato, le fragilità, i confronti con gli altri e le delusioni.


Il Vangelo, però, ci mostra uno sguardo diverso: quello di Gesù.


È lo sguardo con cui il Signore incontra le persone, riconosce il bene che c’è in ciascuno, perdona e apre una possibilità nuova. Anche la nostra storia, allora, può essere riletta alla luce della misericordia di Dio.


«Ogni vocazione comincia così: guardarsi con lo sguardo di Gesù», scrive mons. Delpini. Non significa ignorare le proprie fragilità, ma imparare a riconoscere che la nostra vita è preziosa agli occhi di Dio e che, proprio dentro la nostra storia concreta, il Signore può rivolgerci una chiamata.


Il terzo esercizio: vedere l’altro come fratello

Il terzo esercizio riguarda lo sguardo sugli altri. L’Arcivescovo richiama il rischio di fermarsi alle immagini, ai luoghi comuni e alle categorie con cui spesso descriviamo persone e situazioni senza conoscerle davvero.


Gesù propone invece lo sguardo del buon Samaritano: «Un samaritano, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione» (Lc 10,33).


Vedere davvero significa lasciarsi coinvolgere, riconoscere nell’altro un fratello e una sorella, accorgersi delle sue necessità e sentirsi chiamati alla responsabilità e al servizio.


La vocazione, dunque, non è soltanto una risposta personale alla chiamata di Dio: è anche un modo nuovo di stare nel mondo. «Guardando gli altri come fratelli e sorelle e ascoltando la loro voce che chiama ad amare, a servire, a camminare insieme».


Una Giornata per pregare per le vocazioni

La Giornata diocesana per il Seminario diventa così un invito rivolto a ogni cristiano. Non riguarda soltanto chi sta pensando al sacerdozio o alla vita consacrata, ma aiuta ciascuno a riscoprire che ogni vita è una vocazione.


«La vita di ciascuno è vocazione ad amare», ricorda l’Arcivescovo, e il tempo nel quale viviamo è una terra di missione affidata alla nostra responsabilità.


Per questo siamo invitati a pregare perché i giovani possano ascoltare con libertà la voce del Signore e perché nessuno abbia paura di accogliere la chiamata di Dio. Pregare perché «non vinca la paura sull’amore» e perché ciascuno possa scoprire la bellezza di un'esistenza donata.


Sostenere il Seminario

La Giornata è anche occasione per esprimere concretamente la propria vicinanza al Seminario Arcivescovile di Milano, sostenendone il cammino e la formazione.


È possibile contribuire attraverso offerte al Seminario, sostenere borse di studio annuali o perpetue per i seminaristi in difficoltà economiche, destinare eredità o legati testamentari, iscrivere i propri defunti al suffragio e offrire Sante Messe secondo le proprie intenzioni.


Anche piccoli gesti, quando sono condivisi da molti, possono diventare un segno concreto di partecipazione alla vita della Chiesa e alla formazione di coloro che si preparano a servire il popolo di Dio.


La Giornata ci invita, infine, a tornare alla domanda fondamentale: come guardiamo la nostra vita, le persone che incontriamo e il mondo nel quale viviamo?


Chiediamo al Signore di donarci il suo sguardo: uno sguardo capace di riconoscere la luce anche nelle tenebre, il bene anche nella fragilità, il fratello anche in chi ci appare lontano.


E, come Giobbe, poter giungere anche noi a dire: «Ora i miei occhi ti vedono».


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