La festa di San Francesco celebrata nelle nostre comunità, nel ricordo degli 800 anni dal suo Transito
Domenica 4 ottobre la Comunità Pastorale San Benedetto ha celebrato la festa di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, nelle Sante Messe delle ore 10.30 a Bulgarograsso e delle ore 11.00 a Guanzate.
Una celebrazione particolarmente significativa in questo 2026, anno nel quale ricorrono gli 800 anni dal Transito di san Francesco, avvenuto il 3 ottobre 1226. La ricorrenza degli otto secoli dalla morte del Santo invita a riscoprire ancora oggi la sua testimonianza di fede, di povertà, di fraternità e di amore per il Vangelo.
Nell’omelia don Alessio ha preso le mosse dalla pagina evangelica, nella quale Gesù invita i suoi discepoli a riconoscersi come «servi inutili». Una parola che può apparire esigente e persino difficile da comprendere, soprattutto quando siamo abituati a misurare il valore di ciò che facciamo in base al risultato, al riconoscimento o alla gratitudine che riceviamo.
Eppure, ha ricordato don Alessio, Gesù è stato il primo a vivere ciò che chiede ai suoi discepoli. Il gesto della lavanda dei piedi, che celebriamo il Giovedì Santo, mostra il Signore che si mette concretamente al servizio dell’uomo. È un’immagine che aiuta a comprendere il valore dei tanti piccoli gesti di cura e di servizio che scandiscono la nostra vita quotidiana.
È così nella famiglia, dove il prendersi cura della casa, dei figli e delle persone care può diventare una vera espressione della propria vocazione. È così nelle relazioni e anche nella vita della comunità, dove ciascuno è chiamato a mettere a disposizione tempo, capacità ed energie senza chiedersi continuamente che cosa ne ricaverà.
Ma il punto di partenza, ha sottolineato don Alessio, non è semplicemente il nostro impegno. Prima di tutto c'è un amore che abbiamo ricevuto.
Richiamando una riflessione di don Primo Mazzolari sulla preghiera di Gesù nell'orto del Getsemani, l'omelia ha messo in luce il dramma di un amore che non viene compreso. Gesù soffre non soltanto per la passione che sta per affrontare, ma anche perché vede i discepoli incapaci di condividere fino in fondo il momento che sta vivendo. È l'esperienza di un amore donato gratuitamente, anche quando non viene riconosciuto o ricambiato.
In questo san Francesco rappresenta una testimonianza particolarmente luminosa. Nel suo Testamento, Francesco racconta la propria vita a partire da una frase fondamentale:
«Il Signore mi diede così, a me frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza».
Tutto nasce da un dono, da una grazia ricevuta. L'incontro con Cristo, il Crocifisso di San Damiano e l'incontro con i poveri diventano per Francesco il punto di partenza di una vita nuova.
Francesco scopre di essere stato raggiunto gratuitamente dall'amore di Dio. E proprio perché si sente amato, può a sua volta donarsi senza calcolare, servire senza pretendere un riconoscimento, incontrare l'altro con gratuità.
È questo, ha ricordato don Alessio, il cammino che anche noi siamo chiamati a percorrere: riconoscere anzitutto che siamo stati amati gratuitamente da Gesù. Un amore che non dipende dai nostri meriti e che non chiede qualcosa in cambio.
Quando questo amore trova spazio nel cuore, allora può trasformare concretamente le nostre parole, i nostri gesti e le nostre scelte. Ci rende più generosi e disponibili, capaci di prenderci cura degli altri anche quando non riceviamo una parola di ringraziamento o un riconoscimento.
La conclusione dell'omelia ha affidato proprio a san Francesco questa preghiera: chiedere al Santo di aiutarci ad aprire il cuore all'amore di Gesù, perché questo amore possa diventare nella nostra vita generosità, disponibilità, servizio e autentica gratuità.
Una testimonianza che, a 800 anni dal suo Transito, continua a parlare anche al nostro tempo: prima ancora di ciò che possiamo fare per Dio e per gli altri, c'è un amore che abbiamo ricevuto e che siamo chiamati, con semplicità, a restituire attraverso la nostra vita.
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